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I meccanismi di difesa verso l'emergenza climatica

Gazzetta ambiente - numero 2 - anno 2019

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Sul tema dell'emergenza climatica ospitiamo due contributi dello psichiatra-psicoanalista Cosimo Schinaia sulle angosce prodotte dai cambiamenti climatici e sul negazionismo dilagante.

Il primo contributo esamina le reazioni diffuse quando ci si misura con le problematiche ambientali. Quando ci confrontiamo con l'emergenza climatica, entrano in gioco tre differenti forme di rifiuto: il negazionismo, il diniego e la negazione. Ognuna di queste forme implica in modo radicale effetti differenti.
Un'altra modalità perversamente difensiva – come ci illustra il nostro Autore– consiste invece nel pensare che il piacere e i vantaggi individuali che derivano dall'attuale stato delle cose, a spese degli svantaggi procurati agli altri e all'ambiente, venga propagandato come piacere universale con modalità confuse, che distorcono e invertono la realtà. La difficoltà ad entrare in contatto con le proprie angosce profonde porta ad allontanare da sé qualsiasi senso di responsabilità e qualunque presa coscienza della propria partecipazione alla creazione dei danni arrivando a un giustificazionismo esasperato. Infine, la razionalizzazione e l'intellettualizzazione sono il perno dell'estrema difesa per cui a una corretta comprensione razionale della drammaticità della situazione ambientale, non corrisponde una comprensione emotiva altrettanto significativa. La distanza fra comprensione e sensazione può rendere molto difficile agire anche per chi è attento e politicamente impegnato.Ci si sente senza alcuna responsabilità, e non intrinsecamente corresponsabili, perché non si riesce ad accettare la compartecipazione a un crimine tanto enorme. Renee Lertzman (2015) introduce l'idea di una "melanconia ambientale" per descrivere la condizione di lutto inelaborato in relazione agli effetti dell'emergenza climatica.

Il secondo contributo prende le mosse da come si delinea il rapporto tra l'uomo e la natura in alcuni passi dell'opera di Freud per evidenziare quanti siano stati pochi gli psicoanalisti che abbiano affrontato gli aspetti inconsci insiti nella relazione tra uomo e ambiente.
Bisogna attendere gli anni 60 e 70 per avere le riflessioni di Searles, con i suoi riferimenti alle teorizzazioni di Freud, Klein e Winnicott. Esse costituiscono una pietra miliare nell'analisi delle difese individuali e gruppali in relazione alla crisi ecologica. Nello specifico attraverso anche tre vignette cliniche si analizzano alcuni movimenti difensivi in relazione al grave problema della mancanza di rispetto ambientale e dei cambiamenti climatici. Dai movimenti difensivi evidenziati nella relazione analitica, mutatis mutandis, è possibile evidenziare i movimenti difensivi a livello gruppale, osservando anche come le modificazioni ecologiche riorientino il pensiero psicoanalitico sulla psiche e le sue dinamiche.