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La complessa disciplina per il prestito di beni culturali per mostre ed esposizioni

Gazzetta ambiente - numero 2 - anno 2019

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In questo articolo Bruno Munari dell'Università Ca' Foscari di Venezia intende fornire un'analisi delle norme del Codice dei beni Culturali e del paesaggio, d. lgs. n. 42 del 2004, in materia di uscita temporanea e autorizzazione al prestito per mostre ed esposizioni d'arte.
Nonostante l'impronta protezionista delle norme che disciplinano questo fenomeno, il prestito e la circolazione temporanea in ambito internazionale di beni culturali è spesso strumentale a politiche di gestione e valorizzazione del patrimonio, sottese a interessi distinti dalla tutela in senso stretto, a tratti persino riferibili a scopi di natura diplomatica e strettamente politica. Per queste ragioni la circolazione temporanea dei beni culturali è generalmente vista con favore da parte dell'amministrazione preposta alla gestione del patrimonio culturale, che incentiva particolarmente questi eventi espositivi temporanei laddove siano rispettate le prerogative imposte dalla legge.
L'Autore per approfondire tale tema si è collegato alle recenti cronache del settore dei beni culturali, ossia l'uscita temporanea del noto disegno leonardesco dell'uomo Vitruviano per la mostra organizzata al Museo Louvre di Parigi, nonché il prestito del ritratto del papa Leone X di Raffaello Sanzio dalle Gallerie degli Uffizi alle Scuderie del Quirinale.
In corrispondenza delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte dei due grandi maestri rinascimentali rispettivamente Francia e Italia, come è noto, attraverso le proprie delegazioni ministeriali ed imprese private specializzate, hanno organizzato due mostre senza precedenti rispettivamente a Parigi e a Roma: tali eventi hanno inevitabilmente messo alla prova quanto disciplinato dal Codice dei beni culturali in materia di circolazione temporanea registrando, nel primo dei due casi, l'intervento della giurisprudenza amministrativa veneta in sede cautelare a fronte di un ricorso presentato da Italia Nostra e, nel secondo, privo del carattere della transnazionalità, un acceso dibattito tra le amministrazioni coinvolte, sfociato nelle dimissioni in blocco del Comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.