Vai al contenuto principale

Salvaguardia dell'identità territoriale nelle sue radici culturali agro/silvo/pastorali

Gazzetta ambiente - numero 6 - anno 2018

Articoli presenti nella sezione

Il maiale e la sua controparte selvatica, il cinghiale, è un animale presente sia nell'immaginario simbolico che nella vita economica quotidiana delle culture occidentali, e non solo, da migliaia di anni. Il lungo ma inarrestabile cammino che ha portato alla domesticazione del cinghiale è cominciato ben 40.000 anni fa, come testimoniato dalle pitture rupestri di Altamira, e ha rappresentato una presenza forte e caratterizzante sia per le successive civiltà neolitiche che per quella indoeuropea. Dagli italici ai celti, ai germanici agli slavi agli alleni, tutti i popoli indoeuropei occidentali hanno riservato al maiale un fitto tessuto di racconti, tradizioni, rituali e soprattutto elementi di cultura materiale. E nemmeno la transizione dal paganesimo al cristianesimo ha cancellato un profondo sostrato folclorico che nel Medioevo continua a raccontare – ora in forma satirica, ora in forma più seria – del maiale, delle sue virtù, dei vizi che simboleggia, del tipo umano che incarna.
Ma il nostro preziosissimo compagno di secoli e millenni di economia rurale, e a volte anche urbana, è stato anche uno degli animali che più ha attirato le attenzioni degli antropologi culturali, affascinati dalla dicotomia fra le culture occidentali – che lo pongono al centro di una fitta rete di immaginario, leggendario e funzioni economiche – e alcune culture orientali che, invece, ne hanno fatto un simbolo di quanto vi è di più deprecabile, immondo, sporco e immangiabile.
Sono state avanzate molte ipotesi al riguardo, e tutte mettono in luce un diverso aspetto della questione: simbolico, strutturale, funzionale. Fra le più convincenti vi è quella degli antropologi materialisti che, sulla scorta dei lavori di Marvin Harris, ci spiegano che per le comunità stanziali, come quelle europee, il maiale rappresenta un ottimo investimento domestico e la caccia al cinghiale un valido contributo al fabbisogno alimentare. Invece, per delle culture pastorali nomadi come quelle dell'oriente, l'introduzione del maiale nella vita economica avrebbe comportato una vera e propria disgregazione della struttura sociale. La causa di ciò è il necessario passaggio dal nomadismo alla stanzialità che comporta l'allevamento del maiale; da qui la nascita dei tabù religiosi e alimentari attorno a questo animale: per esprimere in forma simbolica e di rigoroso divieto una forza di resistenza culturale e sociale. Nel tempo, le trasformazioni socioculturali avvengono comunque, ma le idee e simboli resistono per tempi storici assai più lunghi, tramandati nel solco del mito, della leggenda, della narrazione orale e scritta e della credenza religiosa.
Nell'articolo che segue si presenta un progetto di rivitalizzazione, in seno all'APS (Associazione di Promozione Sociale) Valle Perdua di Rocca di Papa (Roma), di una varietà arcaica di maiale semidomestico. Lo si può immaginare come l'"anello mancante" di un insieme di varianti di maiali con caratteristiche analoghe, un tempo presenti in tutta l'Italia centrale con un ruolo importante nella vita economica delle comunità rurali.