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Come cambiare il sistema urbano dei trasporti

Gazzetta ambiente - numero 5 - anno 2018

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È possibile una vita senz'auto o con meno auto? Come ci si organizza con i bambini, la scuola, il lavoro la spesa le vacanze… e la pioggia? E soprattutto perché? Quali benefici al singolo alla famiglia e alla società? È possibile solo in città e in pianura? Come dovrebbero essere organizzate le città, i paesi, per rendere questa scelta sempre più semplice e normale? Perché in Italia le famiglie senz'auto sono ancora viste come casi originali, ambientalisti radicali folli o eroi, mentre all'estero è una scelta abbastanza comune e scontata? Da cosa dipende, anche storicamente, questo alto tasso di motorizzazione pro capite che "vanta" la nostra penisola? Di questo e di tanto altro ha scritto nel libro Vivo senza auto-car free. È possibile, sostenibile e risparmio! (Macro edizioni) Linda Maggiori, con tante testimonianze della rete Famiglie senz'auto e con la prefazione di Paolo Pileri (prof. di Urbanistica al Politecnico di Milano) e postfazione di Giulietta Pagliaccio (vicepresidente Fiab).
«La provocazione di Linda – scrive Pileri – è molto bella e, oggi come oggi, ci sta ancor più di ieri. È una gigantesca spinta rivolta a tutti per svegliarci dalle nostre incertezze e dai nostri "sì, però, magari, domani, forse" e finire per non fare nulla o troppo poco e andare avanti così così. Ma così così, avanti non si va. Bisogna cambiare passo o, più suggestivamente, cambiare visione […]».
Cambiare il sistema. Questa è la sfida che secondo l'autrice oggi ci tocca:
«Non correggere, modificare, smussare, limare. No: cambiare. Senza auto cambia la forma delle case, delle strade, delle piazze, dei centri storici, delle coste e delle montagne. Cambia la forma del paesaggio. Cambia il progetto di tempo libero. Cambia l'idea di ambiente natura clima che ci si è appiccicata addosso. Cambia il modo di incontrarsi per strada. Cambia il modo di spiegare a un bambino come deve muoversi appena fuori casa. Cambia l'orizzonte delle cose che possiamo chiedere e volere. Cambiano le domande, i sogni, i colori. Cambia l'agenda urbana. Cambiamo i doveri e i diritti. E torna un po' di felicità, smarrita nelle pieghe della fretta».