Vai al contenuto principale

Gli effetti del riscaldamento globale nel Mediterraneo

Gazzetta ambiente - numero 3 - anno 2018

Articoli presenti nella sezione

Gli effetti del riscaldamento globale stanno interessando le acque di tutto il pianeta e, in particolare, dei bacini relativamente chiusi come il Mediterraneo: negli ultimi 30 anni la temperatura superficiale sembra essere aumentata a un ritmo di 0,4 gradi centigradi per decade (quindi di 1,3 °C) e le previsioni indicano che tale riscaldamento continuerà anche in futuro. Queste variazioni stanno provocando due fenomeni assai particolari: uno è detto "tropicalizzazione" del Mediterraneo e consiste nell'arrivo di specie che fino a pochi anni fa vivevano solo nei mari caldi. Queste specie, migrate attraverso il Canale di Suez o lo stretto di Gibilterra oppure trasportate accidentalmente nelle acque di sentina delle navi da carico, trovano un habitat favorevole e riescono a riprodursi e a stabilirsi definitivamente in acque un tempo troppo fredde. L'altro fenomeno è detto "meridionalizzazione" e consiste nell'ampliamento della distribuzione di specie che già vivevano nelle zone più a sud del Mediterraneo ma che oggi riescono a spostarsi più a settentrione, in acque divenute ormai abbastanza calde da permetterne la sopravvivenza. Entrambi i fenomeni hanno contribuito all'aumento nel numero sia di specie che di individui delle meduse, di cui le tartarughe si nutrono. Inoltre, come abbiamo visto sopra, le tartarughe marine prediligono acque calde anche per motivi legati al loro metabolismo: questo complesso di circostanze ha determinato l'ampliamento della distribuzione delle tartarughe stesse, che oggi giungono ad esplorare e a nidificare in zone lontanissime da quelle che erano le zone di nidificazione ritenute già al limite solo pochi decenni fa.
Sino alla fine del ventesimo secolo, la nidificazione di Caretta caretta in Italia, e comunque nel Mediterraneo occidentale, era ritenuta un fenomeno sporadico o occasionale, eccezion fatta per le Isole di Linosa e Lampedusa, sulle quali la nidificazione della specie risultava segnalata più regolarmente, anche se in numero esiguo di casi (2-3 nidificazioni/anno, nel ventennio 1980-1999). Negli ultimi venti anni, con una frequenza sempre maggiore, si sono segnalate sistematiche nidificazioni sulle coste siciliane, calabresi e campane e, seppur in misura minore, nel Lazio ed in Toscana. Alcuni nidi hanno visto la schiusa delle uova persino sulle coste mediterranee di Spagna e Francia. Ovviamente, non tutte le spiagge "sperimentate" dalle tartarughe "esploratrici" sono risultate adatte; per dare un'idea, negli ultimi tre anni, su quattro nidi deposti lungo le coste del Lazio, solo da uno sono emersi i piccoli, mentre negli altri casi lo sviluppo degli embrioni si è arrestato a causa di allagamenti dovuti a mareggiate o a temperature della sabbia troppo elevate.