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Gli Acquisti Verdi di prodotti e servizi connessi all'uso dell'energia

di Alessandro Mengoli

Gazzetta ambiente - numero 2 - anno 2012

Nell'enigmatico panorama delle sigle amministrative, il Gpp, presente ormai
da qualche anno, ha via via assunto spazi e credenziali sempre più vaste.
È il Green Public Procurement, un concetto che si basa su elementi semplici,
oggettivi e riassumibili su dati numerici: il 17% degli acquisti per beni e
servizi in Italia è attivato direttamente dalle amministrazioni pubbliche.
Su questa base è possibile capovolgere l'assioma cardine dei rapporti commerciali
e piegare l'offerta secondo le esigenze della domanda. In altre parole
la pubblica amministrazione, vista la sua corposa propensione all'acquisto,
può influenzare direttamente l'offerta, può incanalare addirittura la
produzione di beni e servizi in un alveo di sostenibilità, altrimenti meno
certa, perché lasciata alla spontanea responsabilità di chi produce o fornisce
servizi. Per ottenere un risultato apprezzabile è necessario dapprima avere
contezza delle potenzialità della somma delle amministrazioni pubbliche
nel loro insieme, e quindi che le stesse agiscano uniformemente e si rapportino
con gli attori del mercato in maniera sincrona e univoca. Ecco quindi
profilarsi capitolati e contratti d'acquisto definiti sulla base di una ricerca di
fornitori attenti alla sostenibilità ambientale di quanto offrono e consapevoli
degli impatti del ciclo di vita dei loro prodotti.
Indirizzare il mercato su questi temi, arrivando alla piena informazione
sul concetto di ciclo di vita, dalla produzione alla dismissione, o analizzare
i flussi di energia e materia immessi nei processi produttivi, può rendere
i cittadini acquirenti selettivi, che fanno la differenza nelle scelte dei loro
acquisti.
Nel caso della pubblica amministrazione la quantità degli acquisti produce
un salto di qualità che può davvero essere utilizzato molto positivamente per
scelte più oculate. Per esempio i costi relativi alla dismissione dei prodotti,
alla loro distruzione, o perfino alla loro dispersione nell'ambiente naturale,
molto spesso non sono opportunamente valutati, non solo per gli impatti
prodotti, a volte devastanti, ma vengono minimizzati o proprio trascurati
del tutto i costi economici derivanti da queste pessime pratiche. Il risultato
è che il segmento finale della vita delle merci, quando non sono riutilizzate, risulta a carico della collettività con costi ambientali enormi e processi degenerativi
dei nostri territori. Sostanzialmente sono costi occulti che gravano
sui cittadini.
I nostri Autori nel dossier dedicato al Green Public Procurement, curato da
Silvano Falocco e Roberto Sinibaldi, ci offrono un ventaglio completo degli
aspetti che riguardano il tema.
Nel panorama degli articoli seguenti si va dagli esempi della Provincia di
Roma o delle Regioni Sardegna e Liguria, agli aspetti fondamentali del Piano
d'azione nazionale per il Gpp, o a quelli altrettanto importanti connessi
al sistema di gestione ambientale. Anche temi come il cambiamento climatico
o l'uso dell'energia hanno delle correlazioni con il Gpp e sono messe in
luce in due articoli distinti, che al di là degli aspetti tecnici ci consegnano
una riflessione di fondo che riguarda appunto la vastità dei problemi e le
possibilità di influenza del Gpp. Più di dettaglio ma non meno interessanti
sono i temi riguardanti l'edilizia, la ristorazione collettiva sostenibile, o il
commercio equo solidale. Tutti aspetti nei quali coniugare le metodiche del
Gpp apporta vantaggi evidenti e immediati. Vantaggi e opportunità che si
traggono dalla modifica di comportamenti che la consuetudine ci fa sembrare
ovvi e normali, ma che, se rivisti alla luce dei presupposti richiamati
e delle buone pratiche descritte, possono diventare una leva per affermare
principi di sostenibilità e di equità sociale.
In buona sostanza quindi il Gpp è una riforma ecologica della Pubblica
amministrazione; un accordo per gli acquisti verdi, per un'economia a basso
impatto ambientale.
Qua e là negli atti amministrativi si nota che il processo è stato avviato, che
molti passi sono stati fatti. Sono stati definiti i criteri minimi per i bandi
di gara, sono stati redatti capitolati tipo che i vari segmenti della pubblica
amministrazione possono adottare, è stata svolta un'opera di informazione
e sensibilizzazione con incontri, un Forum nazionale, gruppi regionali.
Eppure molto rimane da fare, se ancora oggi il nostro modello economico
prevalente, per funzionare, prevede l'aumento illimitato dei consumi.
Infatti, prima di tutto, prima ancora del Gpp, è necessaria una piena consapevolezza che la voce più importante per la modifica dei nostri comportamenti individuali e sociali è il risparmio, il consumo responsabile. Non si
tratta di applicare un pauperismo estremo o i concetti della sobrietà felice,
magari ridotti a un'aneddotica missionaria e casalinga. È molto di più: si
tratta di capovolgere il nostro modello economico occidentale.
Detta così la cosa può spaventare, ma non si intravedono altre strade per
potersi rapportare con un mondo finito.