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Gli effetti sul pianeta terra dell'Antropocene: l'azione della psicoanalisi per un'etica ambientale

di Cosimo Schinaia

Gazzetta ambiente - numero 6 - anno 2021

L'attualità che stiamo vivendo sta pian piano affievolendo la nostra convinzione del diritto al benessere acquisito. Si fa sempre più intensa l'inquietudine per un futuro che da promessa è divenuto una minaccia.

Problemi troppo grandi, troppo complessi, ci fanno fare i conti con la nostra impotenza ad affrontarli, per cui tendiamo a difendercene con il disinteresse piuttosto che considerarci corresponsabili.

Il precario stato di salute del pianeta terra è uno di quei problemi inaffrontabili ma soprattutto è difficile prenderne coscienza riconoscendo la nostra complicità allo sfruttamento delle risorse naturali.

La psicoanalisi si è mostrata sensibile da molto tempo alle problematiche ambientali. È stato lo psicoanalista americano Harold F. Searles (1960), negli anni in cui incombeva la minaccia atomica e la paura della distruzione del pianeta, a dare senso e valore all'ambiente "non umano", all'habitat quotidiano.
Negli anni 2000 hanno poi cominciato a diventare significativi e pregnanti molti scritti sulla tematica ambientale, fra cui vale la pena ricordare quelli di Josef Dodds, Sally Weintrobe, Luc Magnenat, Renée Lertzman, Paul Hoggett, Cosimo Schinaia di cui presentiamo una riflessione sul ruolo della psicoanalisi per mediare gli effetti dell'Antropocene sul pianeta terra lavorando ad un etica ecologica.
Renée Lertzman nel 2015 introduce l'idea di una "melanconia ambientale" per descrivere la condizione di lutto inelaborato in relazione agli effetti dell'emergenza climatica. Melanconia ambientale è la condizione in cui anche coloro che tengono profondamente a cuore il benessere degli ecosistemi e delle generazioni future sono paralizzati quando devono tradurre le loro preoccupazioni in azione. Non si tratta di apatia (mancanza di pathos), di inerzia emotiva o di mancanza di consapevolezza, quanto il fatto che il sentire troppo intensamente porterebbe alla paralisi e alla sensazione di impotenza ad agire.
Come afferma l'Autore dell'articolo che segue:
«Gli psicoanalisti dovrebbero assumere un chiaro impegno civile, una posizione politica netta e scevra da ogni fraintendimento nei confronti dell'urgente necessità di preservare e prendersi cura del mondo, partecipando allo sviluppo di un'etica ambientale che coinvolga anche la dieta alimentare che scegliamo, i prodotti che decidiamo di acquistare, il modo in cui costruiamo le nostre abitazioni e le nostre città e ci spostiamo nei nostri territori».