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Gli effetti della navigazione maggiore in Laguna di Venezia

di Luca Zaggia

Gazzetta ambiente - numero 6 - anno 2018

Il problema spinoso della navigazione nella laguna di Venezia, soprattutto conosciuto per le grandi navi da crociera e per le navi commerciali (anch'esse molto grandi) dirette al porto industriale di Marghera, non è percepito con la stessa attenzione quando si parla dell'impatto delle imbarcazioni minori.
Questo settore della navigazione deve essere assolutamente studiato in considerazione dell'evoluzione dei flussi turistici, consentendo finalmente di quantificare l'impatto delle diverse componenti del traffico sul sistema lagunare e sulla città.
Il flusso turistico a Venezia supera i trenta milioni di persone all'anno e in gran parte si tratta di presenze giornaliere. Di questi, un numero inferiore a due milioni raggiunge la città ammirandola dal ponte di una nave da crociera. I rimanenti raggiungono il centro storico di Venezia in parte attraverso la ferrovia e, soprattutto, attraverso una flotta di imbarcazioni più piccole, provenienti dall'aeroporto o dai litorali, e dirette verso la città. Anche questi natanti generano moto ondoso per la forma della loro carena, in alcuni casi decisamente inadeguata alla navigazione lagunare.
Esiste infine il traffico locale (vaporetti, motonavi e altro) che movimenta ogni giorno persone e cose all'interno della città e fra i vari terminal della terraferma-isole e la città stessa.
Nell'articolo che segue, scritto da Luca Zaggia, ricercatore dell'Istituto Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (in collaborazione con l'Istituto di Scienze Marine, l'Istituto di Ingegneria Marina, il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica-Università Cà Foscari di Venezia, il Dipartimento di Ingegneria e Architettura-Università di Trieste, l'University of Technology di Tallinn, la Christian Albrecht University Kiel) si riassumono i principali aspetti di questa situazione di criticità alla luce dei risultati delle ricerche condotte.