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Il culto delle due dee e il sacrificio del maialino

di Alberto Silvestri

Gazzetta ambiente - numero 1 - anno 2018

L'Archeoclub Aricino-Nemorense, nato nel 1989, organizza conferenze e incontri culturali, visite guidate ai siti di interesse archeologico-artistico e ambientale e collabora con gli Enti del territorio per la tutela, il recupero e la valorizzazione delle aree archeologiche e dei beni culturali, con la presentazione di numerosi progetti.
Negli articoli che seguono Maria Cristina Vincenti e Alberto Silvestri, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'Archeoclub Aricino-Nemorense, illustrano un importante sito archeologico nella Valle Ariccia, il santuario di Demetra e Kore rinvenuto casualmente nel 1927 e che fu oggetto di una campagna di scavo i cui esiti furono pubblicati dall'archeologo Roberto Paribeni (1876-1956) allora Sovrintendente alle antichità di Roma e del Lazio.
Il sito ha restituito, oltre ad alcuni oggetti in argento e oro, numerosi ex-voto fittili, della ceramica, delle terrecotte architettoniche che dovevano far parte di una decorazione fittile frontonale, statue e busti in terracotta, grandi sculture fittili e statue in trono. Tra le statue di Ariccia in terracotta, tre figure sono rappresentate assise e riprendono il modello iconografico della 'dea in trono'. Due delle fanciulle assise, tengono nella mano sinistra un porcellino, anche se una soltanto conserva ancora questo attributo.
Il culto di Demetra e Kore era al centro dell'antica celebrazione dei Mysteria che aveva luogo annualmente ad Eleusi. Le 'due dee' erano strettamente connesse alla coltivazione dei cereali, dove il seme sotterrato è l'origine della nuova spiga. Nel V sec. a.C., quando sarebbe nato il luogo di culto, l'ambiente lacustre del cratere di Valle Ariccia, dove sfociava l'emissario nemorense, costituiva un teatro naturale per la rappresentazione di tale vicenda mitica. Una pratica rituale comune a tutte le forme del culto demetriaco era il sacrificio del maiale, in particolare della scrofa gravida, che, quale 'animale utero', evocava il legame della dea con la fertilità e la fecondità. Demetra portava difatti l'epiteto di «colei che uccide i maiali». Nello specifico caso della partecipazione ai Misteri eleusini, ogni iniziando doveva portare con se un porcellino per offrirlo in sacrificio alla due dee. L'animale veniva immolato e consumato dagli adepti nel secondo giorno festivo dei Grandi Misteri.