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Custodi erranti. Storie di pastori, cani e lupi

di Matteo Luciani

Gazzetta ambiente - numero 6 - anno 2014

Questo numero di GAZZETTA ambiente è interamente dedicato al lupo.
Una monografia, curata da Luciana Carotenuto e Roberto Sinibaldi, che fa
il punto sulla ricerca, sulle esperienze più avanzate, sulle criticità, che non
sono poche, e su possibili equilibri per migliorare soprattutto il rapporto
dell'uomo verso il lupo.
Gli autori, che sono ben ventiquattro, forniscono una pluralità di punti di
vista che rendono bene la situazione e mettono a fuoco gli aspetti che avrebbero
bisogno di maggiore attenzione – che spesso, ma non sempre, significa
maggiori risorse – da parte dei soggetti preposti al monitoraggio e alla
salvaguardia della biodiversità. Per il lupo il problema più grande, prima
ancora dell'estinzione, come si potrebbe supporre da non specialisti, è l'ibridazione
con il cane con la conseguente perdita delle specificità genetiche. E
poi il bracconaggio, drammatico e sempre più "evoluto" grazie anche a veleni
liberamente disponibili sul mercato, e a controlli sul territorio che, da alcuni
anni a questa parte, diminuiscono continuamente, complice anche il taglio
delle risorse economiche ai corpi di sorveglianza ambientale.
Scorrendo le pagine dei vari articoli si ripercorre una storia che lega l'uomo
al lupo, in un rapporto dai rimandi ancestrali. Dai lupercali romani, ai riti
e alle frasi apotropaiche più propiziatorie, fino alla rozzezza di certe prese
di posizioni più recenti. Valga per tutte l'ordinanza del sindaco di Verona,
che nell'autunno scorso autorizzava residenti e allevatori ad abbattere i lupi,
nel caso che i predatori minacciassero loro o il bestiame. Un allarme sociale
montato sulla presenza di una coppia di lupi nelle valli intorno alla città (il
sindaco è stato denunciato dal Corpo Forestale dello Stato con l'accusa di
aver "autorizzato l'abbattimento di specie protetta"); mentre gli allevatori
più anziani e quelli più informati sanno bene come proteggersi dalle predazioni.
"Il lupo è una storia evolutiva che nasce oltre 3 milioni di anni fa, nel
Pliocene, quando in Nord America si originarono i progenitori del genere
Canis, che già dal primo Pleistocene migrarono nel vecchio continente. È
qui, in Eurasia, che a partire da 2 milioni di anni fa si evolve il lupo vero e
proprio, Canis lupus (…) un canide di grosse dimensioni incontrastato a livello olartico, altamente sociale e competitivo dal punto di vista ecologico,
efficace predatore di prede di grosse dimensioni, dai cavalli selvatici in Eurasia
agli alci e ai caribù in Nord America. A partire dal Neolitico, tuttavia, con
i primi insediamenti umani e il passaggio da una economia nomade a una
stanziale e pastorale, aumenta la competizione con l'uomo e le cose per Canis
lupus cominciano a cambiare. È però negli ultimi 250 anni della nostra storia
che la persecuzione operata dall'uomo diventa così intensa e sistematica da
causare un'imponente rarefazione della specie e una contrazione drammatica
del suo areale originario. Così drammatica che alla fine degli anni Cinquanta
il lupo è letteralmente sterminato in quasi tutti gli stati dell'Europa occidentale
e negli Stati Uniti a sud dell'Alaska".
In questi pochi passaggi dell'articolo di Paolo Ciucci e Luciana Carotenuto è
tratteggiata la storia del lupo. Una storia compenetrata con quella dell'uomo,
dove abbondano leggende e falsi miti. Così, accanto al rigore della ricerca, alla
sistematicità delle analisi e all'approfondimento degli studi, non si può tralasciare
il capitolo della comunicazione, una forte attenzione a come comunicare
"il lupo" e quanto connesso alla sua presenza. Adeguare i modi agli interlocutori,
essere attrattivi e allo stesso tempo rigorosi. Le maggiori possibilità di
incidere sulla situazione attuale del lupo sono anche legate a una diffusa consapevolezza
collettiva, che possa cambiare gli equilibri della percezione di quello
che ora è ritenuto ancora prevalentemente un problema. Il lupo è considerato
genericamente quasi sempre un pericolo, da chi non sia uno specialista, un
addetto ai lavori, o un appassionato. Per infrangere questo muro bisognerebbe
disincagliare l'immobilismo di molte istituzioni, comprese diverse regioni,
porre rimedio alla mancanza di indicazioni nette, forti, uniformi da parte del
Ministero dell'ambiente per una rete nazionale di monitoraggio, iniziare una
lotta decisa e a lungo termine ai veleni e mettere a punto una nuova legge che
combatta davvero il randagismo canino e l'ibridazione.
Il corredo fotografico della monografia, volutamente copioso, rende con immagini,
spesso assai belle, tutta la suggestione del lupo. La perfezione del predatore,
che riconosciamo, non sempre si è smarrita nella selezione in cui l'uomo è
intervenuto decisamente per arrivare al cane. Forse è per questo che il lupo ci
può apparire così familiare. Temuto forse, rispettato (quasi) sempre.