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Ambrogio Lorenzetti, Effetti del Buon Governo in città, 1337-40, Palazzo Pubblico, Siena.

Nuovo sistema di circolazione delle opere d’arte

di Susanna Tomei

Grande cambiamento nell'ambito del sistema di circolazione delle opere d’arte e antiquariato, gestite e movimentate da privati.

Le nuove norme in materia di beni culturali introdotte dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124, “Legge annuale per il mercato e la concorrenza” sono il frutto di una grande azione da parte degli addetti ai lavori convinti che l'attuale legislazione frenasse mercanti, gallerie e collezionisti nelle operazioni di passaggio dei beni e compravendite.

Le novità sostanziali, espresse all’art. 1, commi 175 e 176 che modificano il Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di circolazione internazionale delle opere d'arte, riguardano: 

L’età dell’opera: innalzato da 50 a 70 anni il limite temporale per il riconoscimento di una rilevanza speciale, ai fini della tutela, per opere di proprietà di privati (in caso di artisti defunti). Le opere realizzate entro i 70 anni potranno dunque circolare con maggiore facilità, senza bisogno di un esame fisico e di un’autorizzazione delle Soprintendenze. Il Ministero mantiene comunque la possibilità di riconoscere lo status di “rilievo eccezionale” per qualsiasi opera.

– La soglia economica: introdotta una soglia di valore al di sotto della quale il bene culturale può transitare liberamente fuori dai confini nazionali ed europei, dietro semplice autocertificazione. Ciò per adeguarsi alle soglie già previste dal Regolamento del Consiglio europeo n. 116/2009, ma il Ministero ha preferito fissare una soglia unica per le diverse categorie di beni, pari a 13.500 euro (forse la più bassa in Europa?). Dalla soglia sono esclusi reperti archeologici, archivi, incunaboli e manoscritti.

– I criteri di valutazione: la riforma chiede al Mibact, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del Ddl, di definire o aggiornare tramite decreto i criteri a cui gli uffici di esportazione devono attenersi per valutare il rilascio o il rifiuto dell’attestato di libera circolazione, nonché le condizioni e dei certificati di avvenuta spedizione o importazione.

– Il passaporto: viene istituito – sul modello francese – un apposito “passaporto” per le opere, di durata quinquennale (non più triennale), utile ad agevolare l’uscita e il rientro delle stesse dal e nel territorio nazionale.

– Esportazione extra UE: si estende da 6 mesi a 12 la validità della licenza di esportazione dei beni culturali al di fuori del territorio dell’Unione europea e da 30 a 48 mesi il termine che può intercorrere fra il rilascio dell’attestato di libera circolazione e il rilascio della licenza.

– Registro informatico: il registro che era indicato all’articolo 63 del Codice dei beni culturali e e del paesaggio (abrogato dal D. Lgs. 25 novembre 2016, n. 222), relativo al commercio di “cose antiche o usate”, riemerge diventando un “registro in formato elettronico”, che consente la consultazione in tempo reale al soprintendente. È diviso in due elenchi, che dividono le “cose” per cui occorre la presentazione all’ufficio di esportazione e quelle per cui non è richiesta. Il soprintendente può però richiedere sempre la valutazione diretta di qualunque bene. 

 

Varie le posizioni sulla portata della riforma: secondo il Ministro Franceschini è una normativa che “favorisce la circolazione all’estero delle opere non vincolate”, lasciando però inalterato “il sistema di tutela del patrimonio culturale di proprietà privata, che continuerà a richiedere, per poter vincolare un’opera, la sussistenza di un interesse culturale particolarmente importante e la piena autonomia tecnico-scientifica dell’amministrazione nel riconoscerlo” (Dario Franceschini, Perché difendo la legge sulle opere d'arte, la Repubblica, 6 aprile 2017). Quindi per il Ministro Franceschini facilitare livello internazionale il settore del mercato dell’arte non significa per forza mettere a rischio le opere.

Fra i maggiori avversari del nuovo assetto c’è Italia Nostra, storica associazione che opera per la salvaguardia del patrimonio, ma anche uno studioso autorevole come Salvatore Settis che, parlando di “delitto perfetto”, reputa il provvedimento un modo per scardinare il sistema del Codice dei beni culturali e del paesaggio elaborato in armonia con la Costituzione.