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Capperi di Salina

Il caso del cappero di Salina

di Susanna Tomei

Sul numero 3/17 di Ga si riporta un caso singolare nell'ambito dei prodotti DOP e IGP italiani.

Secondo i dati riportati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, l’Italia è il Paese europeo che vanta il maggior numero di prodotti DOP e IGP riconosciuti dall’Unione europea e, tra quelli che ambiscono ad entrare nel novero si trova in lista d’attesa il cosiddetto “cappero delle Isole Eolie” responsabile di aver generato una diatriba tra l’isola di Salina e l’intero arcipelago.

I sindaci di Salina hanno inviato un ricorso al ministero delle Politiche agricole e all'assessorato regionale all'Agricoltura sul "cappero Dop" asserendo  che "se Dop (denominazione origine protetta) deve essere, deve denominarsi cappero di Salina, esattamente come è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, e non genericamente cappero delle Eolie"

Il Comune di Lipari a luglio 2016 ha istituito l’Associazione “Cappero delle Isole Eolie DOP” con sede a Lipari con lo scopo di promuovere il conferimento del marchio DOP per il cappero, tipico prodotto eoliano, avviando l'iter per il disciplinare che dovrebbe portare alla DOP.

Secondo le argomentazioni dei sindaci, il disciplinare presentato dall’Associazione Cappero delle Isole Eolie andrebbe a ledere le rispettive prescrizioni contenute nel regolamento Ue in quanto si lamenta che il nome così come individuato dall’Associazione non identificherebbe affatto una produzione specifica. Invero l’unico nome riconoscibile legato al territorio da oltre quarant’anni sarebbe quello del “Cappero di Salina” le cui specificità sono legate esclusivamente al territorio dell’Isola di Salina per le particolari caratteristiche geografico-territoriali e tradizionali. 

Il cappero verrebbe poi ad essere prodotto quasi esclusivamente nell’Isola di Salina e, riconoscere il prodotto sotto il nome del Cappero delle Isole Eolie potrebbe indurre in errore il consumatore considerata la notorietà del cappero di Salina riconfermata dal presidio Slow Food e dall’iter avviato per l’ottenimento del marchio IGP. Da 2 anni è in corso l'iter per ottenere l'Igp (indicazione geografica protetta) e da 15 anni il cappero prodotto nell'isola di Salina è presidio Slow food. 

 

"I capperi provenienti da altri Paesi - hanno puntualizzato i sindaci - non devono essere spacciati per quelli di Salina, ma denominarli 'Capperi delle Eolie' sarebbe un falso storico e cancellerebbe la provenienza originaria. I capperi sono un prodotto legato all'isola sin dall'800 e nel secolo scorso Salina era meta di quanti, dopo averli acquistati, li rivendevano nei loro esercizi commerciali. Le produzioni delle altre isole Eolie, sono più recenti e di piccole quantità".