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Casone di caccia di Valle Zappa

Gestione sostenibile dei sedimenti lagunari

di Susanna Tomei

L’ecosistema lagunare è un ambiente tipico e non assimilabile né a quello fluviale né a quello marino. Soggetto a una continua modificazione della propria morfologia sotto l’azione contrapposta delle correnti eSedimenti lagunari delle onde marine rispetto all’azione dei fiumi, con gli apporti di acque dolci e di sedimenti drenati dal territorio del rispettivo bacino, risulta essere uno degli ecosistemi più instabili tendendo costantemente a modificarsi a seconda del prevalere di alcune forzanti fisiche sulle altre. E in questo caso se non interviene l’azione dell’uomo a ripristinare gli equilibri esso tenderà progressivamente a trasformarsi o in un ambiente terrestre o in un ambiente marino.

La particolarità della laguna di Venezia modellata dalla presenza dell’uomo che ha dovuto adattare le proprie condizioni di vita per ottenere da questo ambiente il massimo dei vantaggi, riducendo i possibili svantaggi, è l'espressione del rapporto di simbiosi mutualistica instauratasi fra questa città e la sua laguna definendo una sorta di  ecosistema antropico.

Se si vuole operare su questo particolare sistema ambientale in qualsiasi modo, con piani, progetti, normative o realizzando interventi per la sua trasformazione, bisogna partire da questo assunto. Per questo le politiche di salvaguardia richiedono capacità particolari di gestione secondo canoni e modalità che tengano conto del rapporto inscindibile fra le esigenze della città e quelle della laguna. Sicuramente una delle condizioni base è quella della necessità di un costante lavoro di manutenzione: per garantire l’equilibrio fra gli apporti di acque e di solidi, per la vivificazione da parte delle acque di ogni zona della laguna, per l’equilibrio fra apporti e consumo di nutrienti, per l’efficienza della laguna nella mineralizzazione delle sostanze inquinanti, per la conservazione della biodiversità e della produttività biologica. In particolare la laguna si caratterizza per la sua grande diversità morfologica che a sua volta costituisce il supporto a una elevata biodiversità. In tale contesto GAZZETTA ambiente diffonde ad un pubblico più ampio parte di una pubblicazione sperimentale (il numero zero dei “Quaderni della laguna”, edito dal Consorzio Venezia Nuova in gestione commissariale) sul trattamento dei sedimenti lagunari.

L’interesse dello studio è nel fatto che la materia è tuttora regolata da un protocollo sperimentale del 1993, che dovendo disciplinare i lavori e le attività che comportavano la movimentazione dei sedimenti (scavo dei percorsi, pulitura dei canali, ripascimenti etc.) non aveva di meglio che applicare in via analogica, sia pure con qualche aggiustamento, i principi regolatori della materia dei “rifiuti”.

Oggi il problema si presenta in modo del tutto diverso: le nuove norme comunitarie a partire dal 2001 individuano i sedimenti lagunari come “risorsa” ed il parametro che ne disciplina la movimentazione e l’eventuale trattamento è il mantenimento della buona qualità del corpo idrico sovrastante. Una rivoluzione copernicana che trova in Italia e soprattutto nella laguna di Venezia forti difficoltà di applicazione.

Il Provveditorato alle Opere Pubblico del Veneto, che ha assorbito e tuttora svolge le tradizionali competenze del Magistrato alle Acque, ha avviato una Conferenza dei Servizi, tuttora in corso ed ha affidato agli Amministratori Straordinari del Consorzio Venezia Nuova il compito di assisterlo in questa difficile opera di riforma della disciplina di settore, attraverso la collaborazione delle università e di esperti: il risultato in progress di questa attività, gli studi e la bozza di nuovo protocollo sul trattamento dei sedimenti (una volta si chiamavano “fanghi”) è diventato il “numero zero” dei quaderni della laguna. L’interesse a dare contezza di un dibattito in corso con ISPRA, la Regione Veneto, l’ARPAV, l’Autorità di bacino, l’Autorità portuale e la Città Metropolitana di Venezia, nonché con le Associazioni ambientalistiche, diviene la ragione della diffusione del presente contributo.