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Foto di Adriano Savoretti

Appia Antica:ambiente e paesaggio nella storia

di Susanna Tomei

Un numero doppio di GAZZETTA ambiente (1-2/17) dedicato a  APPIA ANTICA: l'ambiente e il paesaggio attraverso la storia dei luoghi. 

Sull’Appia è stato scritto tutto, o quasi. Non potrebbe che essere così, visto che è la strada romana per antonomasia. Il suo valore supera di molto quello strettamente viario e assume un significato che va ben oltre. Nei secoli ha sommato anche una forte connotazione culturale, di connessione con i territori attraversati e verso l’Oriente.

In questo numero monografico, curato da Roberto Sinibaldi, si è scelto di approfondire alcuni aspetti, in qualche caso piuttosto specifici, senza la pretesa di essere esaustivi. Non manca un affresco introduttivo, che a volo d’uccello ripercorre alcune tappe dello sviluppo della storia e del paesaggio di quella che continua ad essere la più importante strada del mondo occidentale. Queste note introduttive non concludono le riflessioni che si possono fare sull’Appia, risultano tuttavia utili per ripercorrere molti di quegli elementi su cui poi si innestano i contributi che i diversi autori hanno dedicato ai loro temi.

Ne risulta un quadro del quale il lettore può essere incuriosito e attratto per gli approfondimenti verticali proposti, o ripercorrere, per esempio, la ricostruzioni di alcuni miti e leggende, note, certo, ma non per questo meno avvincenti.

Nel sottofondo sono pure richiamate le principali vicissitudini politiche e normative che ci hanno condotto alla tutela, con ben due Parchi (uno regionale e uno statale) alle porte di Roma e in altri casi, purtroppo, alla compromissione del diffuso patrimonio storico-paesaggistico che l’Appia rappresenta in sé, nei suoi 600 chilometri di lunghezza.

Accarezzare l’ipotesi di un cammino, da fare a piedi, che si snodi da Roma a Brindisi (come fatto nel 2015 dal giornalista Paolo Rumiz) potrebbe essere non solo un sogno, ma una magnifica opportunità culturale, prima ancora che economica e occupazionale. Del resto il cammino di Santiago di Compostela non è stato reinventato qualche decennio fa? E ora non rappresenta l’asse portante di un’intera regione? Per l’Appia se ne parla, in modi diversi da qualche decennio. Alcuni ricorderanno la legge sui “Giacimenti culturali” degli anni ’80, che doveva rivoluzionare l’intero Sud. Già da allora si cominciava a sottolineare il concetto di valorizzazione, più che di mera tutela, di razionalizzazione e addirittura digitalizzazione del patrimonio archeologico (al tempo informatica e archeologia sembravano due mondi inconciliabili). Purtroppo quel disegno, per quanto fondato su concetti molto condivisibili, non andò secondo i piani e si ritornò poi ciclicamente a parlare della valorizzazione dell’Appia. In anni più recenti ci fu anche un disegno di legge per un parco viario, da Roma a Brindisi. Ma già al momento della presentazione, ad alcuni presenti la base amministrativa di riferimento sembrò un mostro policefalo ingestibile. E anche di questo non se ne fece niente.

Molti altri gli elementi, fatti, appuntamenti, disegni, analisi che punteggiano la sequenza delle proposte per l’Appia, sono noti e indagati. 

L’Appia, dal punto di vista viabilistico odierno, è il classico cuneo verde, che arriva al centro di Roma. La libera percorribilità automobilistica l’ha resa uno degli itinerari più diretti per la penetrazione da sud verso il centro della città e viceversa. A nulla sono valsi finora i diversi tentativi di trasformarla in una zona a traffico limitato. Eppure il carico del traffico di attraversamento (inquinanti, rumore, congestione, scarsa praticabilità pedonale, con la sola eccezione domenicale) producono degli effetti non certo positivi sull’immenso patrimonio archeologico e ambientale delle aree coinvolte. Sì, anche sul valore ambientale. Forse è meno noto, ma accanto ai monumenti, alle vestigia soprattutto romane, c’è un grande valore ambientale e paesaggistico da salvaguardare. A un paio di chilometri dal Colosseo esiste una campagna, la Campagna Romana, con animali, piante e panorami che hanno fatto la storia della città di Roma. Un paesaggio modellato dalla natura e dall’uomo. Quello della Campagna Romana tra Roma e i Castelli Romani è il tipico paesaggio pastorale. Voluto così dai papi nei secoli scorsi: non ci dovevano essere fabbriche o manifatture, né paesi, ma neanche alberi e tantomeno boschi. I pastori con le loro mandrie erano gli unici ammessi. In questo modo si scongiurava alla base ogni ipotesi di sedizione intorno a Roma, intorno al Vaticano. Questo paesaggio è arrivato quasi intatto fino a noi, poi dagli anni ’50 la città si è espansa soprattutto verso sud-est, cancellando in gran parte la solitudine di questi prati e pascoli, così come testimoniano i vedutisti dei secoli scorsi.

Il valore ambientale è forse un po’ meno celebrato dei resti archeologici, probabilmente perché interpretabile con meno immediatezza. Il Parco regionale dell’Appia Antica, istituito quasi trent’anni fa, tutela e valorizza anche questo patrimonio ambientale.

Ma l’idea di un Parco che potesse salvaguardare l’Appia viene da lontano. Già ai tempi dei francesi a Roma, nella seconda metà dell’Ottocento, prese forma l’idea di un grande parco archeologico che si estendesse tra il centro di Roma fino ai Castelli Romani. Successivamente Papa Pio IX lanciò un piano per il recupero dell‘Appia Antica, affidato a Luigi Canina, architetto e archeologo piemontese: il suo intervento lungo la Regina Viarum è riconoscibile ancora oggi. Dopo l’Unità d’Italia furono delineati i primi progetti di tutela dell’Appia Antica, con la “passeggiata archeologica” tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla. Nel piano regolatore del 1931 di Marcello Piacentini, quello della famigerata espansione a “macchia d’olio”, la via Appia Antica viene annoverata come un “Grande parco” circondato da una “zona di rispetto”. Ma è dagli anni ’50 che l’Appia Antica intorno a Roma rischia di essere sommersa dal cemento. Nuovi piani particolareggiati prevedono l’edificazione di nuovi quartieri, con edifici che si spingono a lambire le aree monumentali. Accanto al cemento legale le trasformazioni territoriali proseguono con quello illegale. L’abusivismo edilizio diventa sempre più pervasivo e dirompente.

Ai tentativi di cementificazione selvaggia si oppose una sparuta minoranza rappresentata da un gruppo di architetti, di urbanisti, di giornalisti e di intellettuali: uno scontro destinato a durare per decenni. La guida ideale fu Antonio Cederna, che dagli anni Cinquanta condusse una battaglia personale a difesa dell’Appia, dapprima quasi solitaria.

Negli anni ’70 e ’80 le campagne di salvaguardia e di tutela interessano fette sempre più ampie della popolazione e sempre più associazioni. La sensibilità dei cittadini sui temi ambientali e della tutela aumenta e la richiesta dell’istituzione di un Parco divenne pressante. Si fecero più incisivi i provvedimenti di tutela e di esproprio. 

Nel 1988 la Regione Lazio, su proposta popolare (come per il confinante Parco dei Castelli Romani), approvò l’istituzione del Parco Regionale dell’Appia Antica. Nel 1993 lo stesso Cederna venne nominato Presidente del Parco.

Nel marzo del 1997 centomila romani festeggiano la prima domenica a piedi sull’Appia. Una partecipazione di popolo che sancisce senza ombra di dubbio quello che volevano i cittadini. 

Il Parco Regionale dell’Appia Antica si estende per oltre 3.000 ettari e comprende i primi 16 chilometri dell’antico tracciato della via Appia, ricca di monumenti importantissimi, sepolcri, catacombe, acquedotti e ancora, tenute agricole e spazi aperti della Campagna Romana, che rappresentano anche un fondamentale corridoio ecologico per la fauna locale.

All’inizio del 2017 viene istituito il Parco Archeologico dell’appia Antica, dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo.

L’Appia Antica rappresenta un patrimonio storico, archeologico e ambientale inestimabile che ne fa uno dei luoghi più noti e visitati d’Italia. Milioni di turisti vengono annualmente a percorrere questa strada, a scoprire la nostra storia.