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Il Catalogo SAD e SAF

Riallocazione dei sussidi ambientalmente dannosi

di Susanna Tomei

Da molto tempo chi si occupa di governance ambientale chiede a gran voce la rimozione dei sussidi ambientalmente dannosi. La complessità del problema e gli interessi sottesi all’erogazione dei sussidi hanno ritardato l’azione dei governi in materia. 

Il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli, pubblicato nel dicembre 2016 dal Ministero dell’Ambiente, dà accesso a un’indagine e a contenuti di informazione del tutto nuovi, positivi e potenzialmente molto incisivi a favore dell’ambiente e consente di mettere finalmente a fuoco il problema nelle sue dimensioni reali. Il Ministero dell’Ambiente ha documentato i sussidi per spesa diretta (on budget) e quelli dovuti alle distorsioni e alle esenzioni fiscali (off budget). È stato possibile, così, quantificare i sussidi ambientalmente dannosi (SAD) e quelli favorevoli (SAF), nonché i sussidi ambientalmente neutri (SAN) e quelli di incerta classificazione. Oggetto dell’analisi sono stati: a) le spese fiscali (detrazioni, deduzioni, aliquote IVA agevolate, crediti di imposta); b) i sussidi diretti (sotto le diverse forme on budget). L’interesse dell'articolo che presentiamo, scritto da Paolo degli Espinosa (Fondazione per lo Sviluppo sostenibile), Paolo Soprano (ASviS-Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e  Andrea Zatti (Università di Pavia-Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) è concentrato sui SAD in quanto risorse economiche riallocabili.

L’utilizzo operativo del Catalogo si trova però, di fatto, a fare i conti con il vuoto legislativo in materia di fiscalità ambientale dovuto alla mancata attuazione dell’art. 15 della Legge 11 marzo 2014, n. 23 (delega fiscale) riguardante la fiscalità energetica e ambientale nell’ambito della riforma fiscale complessiva oggetto della delega parlamentare.

Il Catalogo dei SAF e dei SAD 2016 rappresenta la vera porta d’ingresso del processo per il conseguimento degli obiettivi e dei benefici in campo in quanto fonte potenziale di ingenti risorse economiche, recuperabili senza aggravi di bilancio né nuova imposizione fiscale e utilizzabili attraverso il meccanismo della “riallocazione”.

Con la pubblicazione del Catalogo dei sussidi il Governo dispone dunque di un importante strumento che identifica, in termini non solo qualitativi ma anche quantitativi, cospicue risorse economiche che possono essere destinate al finanziamento di un piano di riallocazione, con benefici multipli di carattere ambientale, economico e sociale, senza il ricorso ad ulteriore prelievo fiscale a carico dei cittadini e nel rispetto del principio della neutralità fiscale indicato nel già ricordato art. 15 della legge-delega fiscale. 

La grande opportunità della riallocazione dei SAD sostenuta dai dati oggettivi del Catalogo del MATTM naturalmente richiederà un impegno significativo per la PA e per l’attivazione degli stakeholders e non basteranno formule standard e casi di scuola.

L’evenienza di riallocare risorse ingenti ricomprese nell’alveo dell’intervento pubblico, sia in termini di spese di bilancio, sia di entrate a cui attualmente si rinuncia, porta con sé l’inevitabile effetto di modificare posizioni e rendite consolidate nel tempo, spesso non più giustificabili in termini di efficienza collettiva, ma non per questo meno tutelate e difese da interessi particolari, più o meno forti e organizzati. 

Ne deriva che, al di là degli utili esercizi di quantificazione ipotetica, occorrono scelte discrezionali forti, da parte di autorità ben definite, e per questo investite di responsabilità piena e trasparente, incentrate su obiettivi che vanno in precedenza condivisi, come guida per le scelte stesse e come successivo strumento di monitoraggio e valutazione.

A tal proposito nel DEF 2017 sono intervenute le risoluzioni parlamentari, che collegano esplicitamente all’accordo di Parigi le nuove risorse derivanti dalla riallocazione dei SAD. In particolare, la risoluzione presentata dalla maggioranza (6-00236, approvata in data 26 aprile 2017) al punto 23 impegna il governo “a proseguire nel percorso di sviluppo sostenibile del Paese per stimolare la crescita economica conciliandola con la tutela dell’ambiente, la protezione e promozione sociale e, nel particolare ambito delle politiche ambientali, a rimodulare progressivamente le risorse per i cosiddetti sussidi dannosi, ai fini dell’operatività dell’accordo Parigi-COP21 e dell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile”; mentre la risoluzione di minoranza (6-00235) si spinge anche a sollecitare un apposito provvedimento normativo: “per il raggiungimento degli obiettivi di COP 21 (impegna il governo) ad utilizzare le risorse derivanti dalla riallocazione dei sussidi dannosi di cui al «Catalogo dei sussidi dannosi e dei sussidi favorevoli» del Ministero dell’Ambiente ai fini dell’operatività effettiva dell’accordo COP 21 di Parigi e per l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU per uno sviluppo sostenibile, anche definendo, con un apposito provvedimento normativo, le modalità per la riallocazione sostenibile dei sussidi dannosi all’ambiente, ai fini della fase di transizione”.

Più di recente, la Camera dei Deputati ha accolto positivamente anche un impegno (AC 9/4444-A/29 del 1° giugno 2017), proposto dall’on. Pastorino, esteso ad aspetti di compensazione dei settori che cedono sussidi e ad aspetti di aumento occupazionale dei settori che ne fruiscono, mentre il Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, si è espresso in favore del “taglio dei sussidi ambientalmente dannosi e di un pacchetto fiscale green che preveda, ad esempio, un taglio del cuneo fiscale per i green jobs”.