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Foto di Bruno Santucci

Migrazione e dispersione animale e vegetale

di Susanna Tomei

Il  nuovo numero  di Ga – curato dalla zoologa Emanuela Peria – è interamente dedicato all’impatto antropico sui fenomeni di migrazione e dispersione e ai conseguenti problemi di conservazione. La capacità di spostamento è una peculiarità di tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, infatti benché questa qualità assuma aspetti molto diversi nei vari gruppi tassonomici, si può dire che nessun organismo sia immutabilmente legato al proprio ambiente; anche forme sessili saldamente fissate ad un substrato come le piante, presentano durante il loro ciclo biologico almeno una fase di mobilità. Questa capacità viene costantemente utilizzata per cercare condizioni di vita migliori, in risposta ad esempio al mutare delle condizioni ambientali, per trovare le risorse necessarie al proprio sostentamento ma anche per allontanarsi dal luogo di origine verso nuove aree dove stabilirsi.

La dispersione, termine italiano piuttosto ambiguo, è un concetto importante nell’ecologia e nella conservazione delle popolazioni in quanto descrive la distribuzione degli individui sul territorio (dispersion) e indica la tendenza di ciascuno di essi ad allontanarsi dal sito di nascita e dai suoi consanguinei (dispersal), in maniera temporanea o permanente, percorrendo spesso, in modo irregolare, lunghe distanze.

Si intende invece come migrazione il complesso degli spostamenti periodici, spesso annuali, che si verificano durante il ciclo biologico di un animale, fra un’area che offre le risorse necessarie a garantire la riproduzione e un’area dove gli individui possono soggiornare per un periodo più o meno lungo. Si tratta quindi di movimenti di andata e ritorno.

Gli eventi di dispersione vedono la colonizzazione di nuovi territori da parte di specie che continuano ad abitare anche le loro aree di origine, e sono tipici dei propaguli delle piante, degli insetti, e dei giovani di uccelli e mammiferi, uomo compreso. Nei rettili e negli anfibi dipendono dal sesso e dalla densità di popolazione, nei mammiferi anche dall’età. Gli organismi vegetali hanno evoluto particolari meccanismi di dispersione e modalità di insediamento, riportate in un esempio concreto di nuova colonizzazione in ambiente urbano. Mentre la differente capacità di dispersal fra lupo e orso ci farà riflettere sulle peculiarità ecologiche e comportamentali di queste specie ed anche sull’importanza di adottare strategie di conservazione specie-specifiche. 

Il comportamento migratorio è una strategia di sopravvivenza che permette agli individui di trovare le risorse necessarie anche in habitat dove il cibo, l’acqua o le aree per riprodursi sono disponibili soltanto in determinati periodi dell’anno. Si tratta di un comportamento favorito dalla selezione naturale, basti pensare ai numeri: soltanto gli uccelli migratori, che attraversano montagne, deserti ed oceani per spostarsi dalle aree di nidificazione a quelle di svernamento sono indicativamente 50 miliardi, e appartengono a molte migliaia di specie. La variabilità biologica degli insetti ci introduce a modalità differenti di reazione ai mutamenti ambientali che in alcuni casi si manifestano come vere e proprie migrazioni. Vengono impiegati una vasta gamma di sistemi di orientamento, che comportano l’uso di stimoli visivi, olfattivi, celesti e magnetici; inoltre il comportamento migratorio viene innescato da un insieme di reazioni che coinvolgono adattamenti morfologici e fisiologici, la capacità di immagazzinare risorse energetiche, e l’avvio della riproduzione. 

Le rotte seguite dai migratori sono il risultato di aggiustamenti sempre più fini occorsi una generazione dopo l’altra per ottimizzare il viaggio in termini di velocità, efficienza e minor rischio possibile. Tuttavia non si deve pensare alle rotte come a solchi antichissimi incisi sulla pietra. L’ambiente infatti muta in continuazione, a volte molto rapidamente, e conseguentemente i percorsi migratori devono tener conto di questi cambiamenti. 

Sia la migrazione che la dispersione possono interessare grandi distanze come negli uccelli, negli insetti, nei pesci e nei mammiferi e in alcuni rettili come le tartarughe marine, ma anche spazi molto piccoli come negli anfibi. La ricostruzione di questi viaggi vene realizzata utilizzando diversi metodi di indagine in dipendenza delle caratteristiche degli organismi che si vogliono studiare e delle domande a cui si vuole rispondere. Animali di grandi dimensioni possono essere monitorati nei loro spostamenti usando trasmettitori radio o satellitari; grazie alle recenti innovazioni tecnologiche vengono sempre più utilizzati metodi non invasivi (senza manipolazione degli individui né prelievo di campioni biologici) come l’impiego di apparecchiature radar e la raccolta sistematica di peli ed escrementi e la successiva analisi genetica che permette di identificare ciascun individuo in base al suo DNA. Le osservazioni dirette da una o più postazioni fisse con l’aiuto di binocoli e cannocchiali o per mezzo di imbarcazioni come nel caso dei cetacei, rimane comunque un sistema di rilevamento efficace e anche gratificante per l’osservatore!

Il ruolo umano è oggi così centrale da entrare in conflitto con i flussi migratori e i movimenti di dispersione, a partire dalla presenza di inquinanti organici persistenti alla presenza di residui di plastica nei sedimenti e in mare; dal riscaldamento climatico alla costruzione di infrastrutture e barriere come strade, linee elettriche, dighe e parchi eolici, senza contare la persecuzione diretta da parte dell’uomo, spesso alimentata da leggende infondate e luoghi comuni. Tutto ciò comporta seri problemi di conservazione delle specie e dei loro habitat che dovrebbero essere affrontati mettendo in atto opportune innovazioni normative e gestionali, ma soprattutto attraverso una sensibilizzazione sempre più capillare, perché la vera assicurazione sulla vita sul pianeta – e dell’uomo in particolare – è il mantenimento di un alto indice di biodiversità.