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Principio responsabilità comune ma differenziata

di Susanna Tomei

Pubblicheremo nel numero 2/2013 di GAZZETTA ambiente un articolo a firma di Edoardo Berionni Berna che propone un’indagine su un tema particolarmente complesso e di grande attualità del diritto internazionale dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, quello del principio della responsabilità comune ma differenziata con particolare riguardo alla sua applicazione in materia di cambiamenti climatici e alla luce dei lavori della 18^ Conferenza delle Parti (CoP18) alla Convenzione Quadro NU sui cambiamenti climatici e dell’8^ Riunione delle Parti al Protocollo di Kyoto (CMP8), tenutesi dal 26 novembre all’8 dicembre 2012 a Doha.

La ricerca si articola in tre parti, concernenti rispettivamente: (a) origine, portata e implicazioni giuridiche del principio, con analisi specifica delle modalità con cui esso concorre alla governance sul clima; (b) i lavori e gli esiti della 18^ CoP tenutasi a Doha, con analisi e valutazione delle decisioni adottate; (c) la prassi dell’Unione europea, con particolare riguardo all’applicazione del principio stesso.

La tesi sostenuta è che il principio di responsabilità comune ma differenziata sia stato sinora applicato in maniera parziale e non pienamente bilanciata nel campo dei cambiamenti climatici, lasciando che la dimensione della responsabilità differenziata prevalesse su quella della responsabilità comune. Ciò è da ritenersi attribuibile a due fondamentali ordini di fattori: da una parte l’insufficiente livello di cooperazione sinora dimostrato dai Paesi in via di sviluppo nella comune lotta al cambiamento climatico; dall’altra, l’altrettanto insufficiente livello di solidarietà sinora espressa dai Paesi sviluppati nei confronti dei PVS, con particolare riferimento al ritardo nell’attivazione del Climate Fund e di altre risorse finanziarie addizionali.

Insoddisfacente cooperazione da parte dei PVS e insufficiente solidarietà da parte dei Paesi sviluppati, infatti, non soltanto impediscono un’accelerazione nel processo negoziale sul clima, ma al contempo indeboliscono l’effettività del regime giuridico climatico attualmente in vigore a livello internazionale. 

I lavori delle ultime CoP alla Convenzione Quadro e al Protocollo di Kyoto consentirebbero tuttavia di rilevare l’inizio di un interessante mutamento di tendenza nell’interpretazione e applicazione del principio stesso, nel senso di un più corretto bilanciamento tra le due componenti e dell’affermazione di una responsabilità realmente comune e differenziata.