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Parco archeologico Fori Imperiali Roma

Sistemazione Fori Imperiali Roma

di Susanna Tomei

L’architetto Scoppola, Direttore generale regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Umbria, partecipando ad un dibattito pubblico sul tema “Roma: il più grande parco archeologico del mondo”,  che si è tenuto il 20 luglio scorso nella capitale, ha proposto a Ga di pubblicare un suo intervento sull’argomento che sta “dividendo” i cittadini romani, delineando una breve storia del progetto Fori imperiali dalle origini (Ga 3/2013). Secondo Scoppola vi è di sottofondo un tema ambientale ancora più vasto, di grande importanza per il futuro dell’Italia: la possibilità sinora rimasta solo teorica di costituire in pratica e in piena regolarità amministrativa parchi archeologici veri e propri. È ben noto infatti che quello dell’Appia, che termina o ha inizio proprio nell’area archeologica centrale della capitale del mondo antico e che nacque nel 1988 (istituito con Legge regionale n. 66 del 10 novembre 1988) con la presidenza di Antonio Cederna (che da archeologo denunciò subito l’assurdità della cosa), è paradossalmente un parco naturalistico. Né esiste un sito archeologico lineare interregionale che tuteli una qualsiasi delle vie conosolari antiche, anche per un solo tratto, malgrado questi percorsi corrispondano alla massima concentrazione dei manufatti antichi superstiti, noti o ancora sconosciuti e sepolti, giunti fino a noi. A Roma il turismo rappresenta infatti già ora più del 12% del prodotto lordo. Pedonalizzare e destinare interamente all’archeologia, cioè alla sua vocazione, un’area che sotto questo profilo è tra le prime e più importanti al mondo è scelta che per Scoppola non sembra avere in sé alcuna controindicazione. Né può usarsi eccessivo rispetto – continua Scoppola - per una ferita urbana che costò la deportazione di quattromila persone. Nell’articolo vengono proposte alcune delle fonti alle quali attingere e dalle quali si può partire per una breve ricognizione riepilogativa di una storia, quella dei Fori Imperiali, mai del tutto dipanata e chiarita. Molte le fonti citate, da Ferdinando Castagnoli ad Antonio Cederna, da Italo Insolera (in "Saper vedere il paesaggio") allo stesso Leonardo Benevolo (nei due volumi del 1985 e del 1988).