Vai al contenuto principale

I calanchi: un’esperienza estetica paesaggistica

di Susanna Tomei

Nel nuovo numero in uscita la ricerca che Sara Della Giovanpaola ci illustra  si inserisce in un nuovo filone di studi, con un suo specifico che riguarda l’esperienza estetica paesaggistica, collegandosi sia con la visione romantica del paesaggio sia con il pensiero più contemporaneo che privilegia un’idea naturalistica scientifica del contesto inteso come ambiente.

I due piani di osservazione possono integrarsi alla luce di una concezione psico-biologica in cui emozione e conoscenza sono considerati due aspetti non alternativi ma interagenti nella relazione Io-mondo. L’esperienza di tipo estetico è infatti considerata come risultante di processi sia cognitivi che emozionali perché entrambi avrebbero in comune sia i processi percettivi che la rappresentazione mentale dell’ambiente.

Il processo di percezione dell’ambiente in senso fisiologico è in prima istanza la trasformazione dei segnali del mondo esterno in un codice interno.

La psicologia ambientale indaga gli aspetti cognitivi attraverso i quali vengono percepiti gli ambienti, la loro rappresentazione interiore, i comportamenti che ispirano. Sono stati individua tre tipi di risposta alla percezione del paesaggio: quella istintiva, quella affettiva e la risposta intellettuale legate alle rispettive tre aree del cervello risalenti sul piano filogenetico alla componente rettile, a quella del paleo-mammifero e del mammifero per indicare i livelli di coinvolgimento con l’ambiente. 

L’ecopsicologia sulla base della vasta letteratura della psicologia ambientale cerca di formulare proposte curative e educative che favoriscano la riconnessione tra uomo e ambiente. Queste nuove spinte culturali sono sostenute anche nel contesto della policy research che ha reso possibili una serie di studi scientifici sul cosiddetto paesaggio percepito. Nella Convenzione Europea del Paesaggio si parla di etno-scape o etno-sfera (Davis, 2001) in riferimento al valore assegnato al paesaggio dalla popolazione e alle varie forme di legame fra gruppi e territorio. Nella ricerca accademica si comincia a fare ricorso a cosiddetti metodi psicofisici, ad analisi percettive, ai self report e ai PEQis (Perceived Environmental Quality Index) con lo scopo di condurre il soggetto all’osservazione del paesaggio che lo circonda (compreso l’ambiente urbano) al fine di individuare delle relazioni di tipo matematico tra ambiente e percezione della popolazione. 

La Deriva per esempio è una tecnica specifica di studio, si tratta di una passeggiata con lo scopo di sondare il territorio coi suoi oggetti e le reazioni che può suscitare nelle persone che lo attraversano. Si parla di visione condivisa di paesaggio e di creare vere e proprie cartografie emozionali, mappe emotive rilevate tramite apparecchiature indossate durante la camminata che permettono agli architetti ambientali di tracciare vere e proprie mappature dei luoghi con tanto di indicazioni sensoriali in legenda sulla base della media statistica ottenuta sui campioni.