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Germano reale foto di Marco Branchi

Oasi WWF a Fiumicino

di Susanna Tomei

Il territorio del Comune di Fiumicino è caratterizzato dalla presenza del Fiume Tevere e dal suo reticolo idrografico che pervade ed alimenta d’acqua la campagna e l’insieme delle aree ad elevata naturalità, rappresentate dalla Riserva Statale del Litorale ma anche dalle Oasi del WWF del Bosco dell’Arrone, delle Vasche di Maccarese e della Macchiagrande di Focene. L’acqua permette l’insediamento di numerose specie di uccelli migratori, di mammiferi, di anfibi e rettili e di pesci. Ma permette anche la presenza di tutti quegli organismi, poco visibili perché piccoli, ma non microscopici, che costituiscono il cibo naturale per gli animali più grandi. Parliamo dei macrozoobentonici, per lo più invertebrati (insetti, molluschi, “vermi”) abbondanti e nascosti nei sedimenti e nella vegetazione sommersa e marcescente.

Per conoscere lo stato di salute degli ambienti acquatici che attraversano le aree ad elevata naturalità, il Comune di Fiumicino ha avviato un’indagine in collaborazione con il Dipartimento di Ecologia e Biologia dell’Università della Tuscia. Scopo del lavoro, non è stato soltanto il conoscere e il censire le specie animali presenti quanto comprendere appunto lo stato di salute di questi ecosistemi, il loro funzionamento e se necessario individuare quelle azioni utili a ripristinarne gli equilibri naturali. 

Essendo prospicienti la foce, le acque dei canali di Macchiagrande, dell’Arrone e delle vasche di Maccarese risultano carichi di sedimenti organici, soprattutto di origine vegetale. Il materiale fogliare, in autunno, ne costituisce la biomassa principale. Seguire il processo di decomposizione e di consumo animale, e quindi anche la colonizzazione animale, su queste piccole isole (le foglie) galleggianti e sommerse perché inzuppate d’acqua, permette sorprendentemente di misurare lo stato di funzionalità di questi ecosistemi. È come avere un termometro per misurare la febbre: più lenti sono i processi più la natura ci dice che c’è qualcosa che non va. 

I risultati scientifici conseguiti sono incontrovertibili: i processi di decomposizione, di consumo animale e di colonizzazione avvengono in tutte le aree indagate e soprattutto ci dimostrano che lo stato di salute del reticolo idrografico è integro e funzionante. 

L’area della foce del Tevere subisce una pressione antropica significativa e continuativa da almeno tremila anni, eppure gli ecosistemi stanno in salute. Ciò non ha sorpreso gli ecologi che hanno studiato l’area, consapevoli delle proprietà di recupero e di resilienza di questi ambienti.

Tutti i parametri strutturali e funzionali, studiati e misurati, quali la velocità di decomposizione del materiale organico, l’equilibrio del rapporto tra le prede e i predatori, le abbondanze numeriche e le biomasse animali dei diversi livelli trofici (macrodetritivori e i loro predatori) sono risultati coerenti con l’atteso teorico, previsto per gli ambienti in buona salute funzionale.

L’elaborazione dei dati non solo sembrerebbe confermare la capacità organizzativa e di strutturazione degli assemblaggi del macrozoobenthos, in questi particolari ambienti acquatici di transizione, ma anche l’individuazione di potenziali pattern dinamici che sembrerebbero mostrare una capacità plastica propria delle strutture macrozoobentoniche nelle quali le specie dulciacquicole e marino-salmastre si integrano in funzione delle caratteristiche chimico-fisiche dell’ambiente. 

I risultati evidenziano che il sistema acquatico del Canale Connettore di Macchiagrande di Focene è, per la sua relativa distanza dal mare dominato dai crostacei marino-salmastri, mentre gli ambienti acquatici delle Vasche di Maccarese e del Fiume Arrone sono dominati dai ditteri caratteristici di ambienti ad elevati tassi di eutrofizzazione e bassi tenori di ossigeno. Tutto questo a dimostrazione del come gli ecosistemi rispondono alle diverse sollecitazioni ambientali.

L'indagine ha riscontrato la presenza di specie esotiche, come il Gambero rosso della Luisiana (gambero killer), la tartaruga dalle guance rosse, la nutria, l’eucalipto e la canna comune che dimostrano la pervasività e la fragilità ecosistemica. 

Allo stato dell’arte, tra gli interventi di ripristino ambientale, nelle aree ad elevata naturalità, del Comune di Fiumicino, vengono suggeriti interventi di fitodepurazione, impianti di essenze autoctone, campagne di eradicazione delle specie aliene.

Le informazioni, raccolte in quest’anno di indagine, originale nel suo impianto sperimentale, hanno permesso di fissare un “punto zero” sullo stato di salute degli ecosistemi indagati.