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La biodiversità nelle zone ecotonali

di Susanna Tomei

In Ecologia, un ecotono è un ambiente di transizione, uno spazio intermedio  tra due ecosistemi prossimi. Gli ecotoni possono essere prodotti e mantenuti tanto da processi spontanei quanto da processi antropici e possono variare fra loro per forma, dimensione, eterogeneità e densità, ma soprattutto per la loro diversità biologica. Gli ecotoni contengono specie proprie delle comunità confinanti e specie esclusive dell’area ecotonale stessa, e quindi possiedono un’elevata biodiversità e ricchezza. 

Partendo dall’analisi di aree di contatto tra l’ambiente urbanizzato e l’aperta campagna che costituiscono una zona a sé stante che rientra nell’insieme di ambienti denominati “ecotonali” o “di transizione” è stata avviato un monitoraggio della fauna nell’area dell’impianto di depurazione Acea di Roma Nord ubicato in un ambito ambientale a ridosso del fiume Tevere, della campagna romana.

Nell’articolo che presentiamo nel nuovo numero, vengono illustrati i risultati che un gruppo di lavoro composto dal Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università degli Studi della Tuscia, da Elabori Spa-Gruppo ACEA Spa, da Acea Ato 2 Spa e da esperti del settore, ha elaborato.

Dagli esiti conseguiti l’impianto di depurazione di Roma Nord dell’ACEA risulta essere un hotspot di biodiversità sinantropica, cioè un luogo dove le specie che convivono con l’uomo o che stanno “imparando”, attraverso i molteplici meccanismi dell’evoluzione e della selezione naturale, a conviverci tendono a formare una comunità ecologica ricca e stabile.

L’area di studio mostra un rilevante interesse dal punto di vista faunistico-sinantropico in particolare per gli aspetti ornitologici, non tanto per il numero di specie quanto per il ruolo funzionale che l’impianto del depuratore di Roma Nord svolge per alcune di queste, anche di interesse ecologico e conservazionistico. Il numero di specie non risulta elevato comparandolo con le aree perifluviali limitrofe, urbane e agroforestali, ma le peculiari condizioni ecologiche, soprattutto legate alla elevata disponibilità di acqua e alla presenza di fanghi e di risorse trofiche ad essi collegate, ma anche di edifici, aree aperte, alberature e siepi, consentono la presenza di una comunità faunistica sinantropica estremamente caratteristica. 

L’area mostra, in particolare, aggregazioni rilevanti di alcune specie parzialmente sinantropiche, strettamente legate all’acqua. Queste specie usano il sito con funzione di sosta e dormitorio, in particolare nel periodo di svernamento.

Altro aspetto da considerare con attenzione è la componente di specie sinantropiche (legate ad ambienti antropizzati) che risulta essere molto elevata. Tra le specie più caratteristiche di questo gruppo rientrano i cosiddetti foraggiatori aerei (aerialforagers) ovvero uccelli apodiformi e passeriformi, quali il rondone, la rondine, il balestruccio, molto comuni nelle aree urbane che frequentano il sito soprattutto per motivi trofici, cacciando gli insetti presenti nelle vasche di depurazione; columbiformi quali la tortora dal collare orientale e il piccione di città, nidificanti negli edifici dell’impianto o nelle aree urbanizzate circostanti; specie introdotte, come il parrocchetto dal collare, in fase di espansione a Roma fin dagli anni ’90 e nidificante nelle cavità di pioppi e in altri grandi alberi, rilevata sia nel sito sia nelle aree limitrofe; passeriformi corvidi quali la taccola e la cornacchia grigia, entrambe specie generaliste legate all’uomo e nidificanti su alberi (la cornacchia) o su strutture artificiali (es., la taccola su lampioni stradali). Altri passeriformi generalisti sono presenti,va sottolineata l’abbondanza numerica elevata di storno.

Una componente di altre specie moderatamente sinantropiche frequenta l’area come sito di alimentazione. Altre specie sono state osservate in volo alto e non appaiono ecologicamente legate al sito di studio. Solo il gheppio potrebbe essere legato all’area dove potrebbe nidificare, sfruttando gli anfratti strutturali degli edifici posti più vicino alla perimetrazione antistante le anse del fiume Tevere. La presenza di fagiani all’interno dell’area potrebbe derivare dall’effetto rifugio (relativo basso disturbo antropico) che ne consente la stanzialità (segnalata anche dal personale operante all’interno dell’impianto).