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Parco Archeologico di Centocelle (Roma)

di Susanna Tomei

Lo sviluppo e l'evoluzione delle città oggi dipendono dalla capacità di reinventare l’uso degli spazi coinvolgendo abitanti, soggetti pubblici e privati per dare nuova vita a edifici dismessi, aree sottoutilizzate e quartieri degradati. Attraverso quindi una riqualificazione degli spazi pubblici come le piazze, i sottopassaggi, i giardinetti di quartiere e i parchi.

È sempre più diffusa la volontà di riappropriazione degli spazi urbani e naturali ponendo al primo posto il benessere dei residenti e il rispetto per l’ambiente, mettendo in moto una coscienza civica sempre più green.

L’obiettivo è quello di ridurre il consumo di suolo sfruttando le aree già a disposizione attraverso una rigenerazione urbana.

Recentemente, la necessità, progettuale e non solo decisionale, di affrontare in maniera diversa la progettazione di spazi pubblici, è emersa con forza e con l’obiettivo di renderla maggiormente “partecipata”, grazie al coinvolgimento delle comunità locali. 

Il movimento del placemaking (e del placemanagement), teorizzato a partire dal 1975 dall’associazione newyorkese Project for Public Spaces (Pps) negli Stati Uniti conta ormai migliaia di comunità in tutto il mondo. Il placemaking è un approccio condiviso alla progettazione degli spazi pubblici per realizzare la rigenerazione di quartieri, città e parchi. 

Lo stato degli spazi pubblici nei quartieri romani vive da anni un processo di abbandono e dismissione; il disinteresse delle amministrazioni, una serie di norme e ordinanze che proibiscono le più normali attività, hanno progressivamente allontanato gli abitanti dagli spazi della città, lasciando come unica attività nello spazio pubblico il parcheggio.

Alcuni comitati creati dalla partecipazione dei cittadini per cambiare la qualità della vita del loro quartiere hanno avviato un nuovo corso

Il Comitato PAC libero è un comitato di cittadini che chiede alle Istituzioni di rispettare i 120 ettari di verde pubblico del Parco di Centocelle, parco archeologico limitrofo ai quartieri Quadraro, Torpignattara, Don Bosco, Lamaro, Cinecittà, Centocelle, Pigneto, Alessandrino, Romanisti che dovrebbe già esistere da anni in una forma ben diversa dall’attuale con una legge già in vigore. L’area del Parco ha quasi duemila anni: qui sorgeva la villa imperiale Ad duas lauros, appartenuta ad Elena, madre di Costantino, una piscina termale e gli alloggiamenti per i cavalieri dell’imperatore (centum cellae), che danno il nome al quartiere. Per la presenza di questi importanti resti storici – sottoposti a vincolo paesaggistico – nel 2003-2006 è stato istituito dal Comune e dalla Regione il Parco archeologico di Centocelle (126 ettari, di cui solo 33 realizzati) che, nonostante delibere, soldi spesi e stanziati, versa in uno stato di forte degrado: inquinato da rifiuti pericolosi interrati; circondato da decine di autodemolitori, che occupano un’area vincolata e destinata a verde pubblico; devastato dagli incendi, soprattutto nella stagione estiva.

Il Comitato sta portando avanti una battaglia per preservare e proteggere la salute degli abitanti della zona compiendo delle analisi accurate su aria, falde, suolo e sottosuolo; per far spostare gli audemolitori e realizzare una bonifica dell'intera area; per proteggere l’ambiente e l’ecosistema flora-faunistico; per salvaguardare il patrimonio archeologico e culturale; per riqualificare la zona in termini sociali, formativi, culturali e ambientali.

Nell'articolo che segue, Maura Peca e Licia Gallo del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, centro studi indipendente che si occupa di ricerca, informazione, formazione e documentazione sui modelli di gestione delle risorse naturali e i loro impatti in termini di conflitti e giustizia ambientale, hanno raccontato della mobilitazione nata intorno alle tante criticità dell’area del Parco Archeologico di Centocelle (PAC) evidenziando l’importanza che il contributo di cittadini, associazioni e comitati può assumere nel processo di liberazione, valorizzazione e cura dei beni comuni.

Il Centro è nato da un progetto dell’associazione A Sud con l’obiettivo di indagare, studiare e divulgare cause e conseguenze in termini ambientali, economici e sociali dei conflitti generati dallo sfruttamento delle risorse naturali e dei beni comuni, nei Sud come nei Nord del mondo. Con l’offerta di informazioni di prima mano e dati specifici, il CDCA si propone di stimolare l’interesse e il dibattito a livello nazionale e internazionale sulle politiche di gestione dei territori e sui conflitti in corso per la giustizia ambientale e sociale, informando la cittadinanza, fornendo materiali per studiosi, ricercatori, giornalisti e attivisti e al contempo dando voce alle comunità locali e ai movimenti sociali che non hanno accesso ai mezzi di comunicazione mainstream.