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Aree protette

La Conferenza 2009 di Europarc

100 anni di Parchi nazionali in Europa: un patrimonio comune, un futuro comune

di Carol Ritchie

La più grande riunione annuale degli operatori che lavorano per e nelle Aree protette di tutta Europa, organizzata e ospitata quest’anno dall’Agenzia svedese per l’ambiente, si è svolta a Strömstad, in Svezia, dal 9 al 13 settembre 2009. La Conferenza è stata quest’anno dedicata al centenario dei primi nove Parchi nazionali d’Europa, istituiti proprio nel paese scandinavo nel 1909 e si è incentrata sul tema “Cento anni di Parchi nazionali in Europa: un’eredità condivisa; un futuro comune”. L’appuntamento annuale, a cui hanno preso parte ben 300 delegati, da 30 Paesi, rappresentanti delle Aree protette d’Europa, si è arricchito dunque di significati simbolici per celebrare un anniversario di grande valore per l’intero mondo delle Aree protette. Al centro dell’incontro i progressi compiuti nell’ultimo secolo in materia di conservazione della natura, e delle sfide che, in questo settore, attendono l’umanità nel prossimo futuro. I partecipanti hanno esaminato tematiche importanti in modo approfondito anche attraverso input di training diretto e l’analisi di casi studio delle migliori prassi nel mondo, e discusso animatamente di problematiche concernenti il cambiamento climatico, la biodiversità, lo sviluppo sostenibile, la Convenzione europea sul paesaggio, la valutazione dell’effettività della gestione e molto altro ancora. Molto suggestiva la location scelta per la Conferenza: Strömstad, infatti, è un pittoresco villaggio di pescatori situato nel sud-ovest della Svezia, più o meno a metà strada tra Gotheborg e Oslo, capitale della Norvegia. In concomitanza con l’evento di Europarc, sono stati inaugurati due nuovi Parchi nazionali, il Kosterhavet National Park (un’area marina protetta che si trova proprio di fronte la cittadina di Strömstad ) e lo Ytre Hvaler National Park.

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I Piani dei Parchi: perchè in Italia non si fanno

Il Piano di assetto del Parco dei Castelli Romani

di Roberto Sinibaldi

Il Piano del Parco, un moloch temuto e vituperato che in Italia ha poca fortuna. Per arrivare alla sua adozione al Parco dei Castelli Romani (15.000 ettari, 350.000 abitanti in 15 Comuni a sud di Roma) si sono basati sulle virtù teologali del buon amministratore: competenza, pazienza, determinazione. I risultati non sono scontati anche se il metodo risulta molto interessante.
Dettagli, consigli, esperienze, testimonianze personali, tutto in un quadro di fluida narrazione nel quale gli atti amministrativi assumono la coloritura di una storia, con le implicazioni di un noir in alcuni passaggi. Per seguire questo filo va detto che abbiamo solo sospetti, non c’è un colpevole anche se il corpo del reato esiste: è la mancata pianificazione ambientale.
La requisitoria del direttore del Parco dei Castelli (precedentemente direttore di Veio e ancora prima vicepresidente dell’Appia antica) non appare risolutiva, ma certo sotteso alle sue parole aleggia il semplice concetto che la qualità ambientale, la cui tutela si pianifica con il Piano del Parco, sia il requisito essenziale per ogni ipotesi di sviluppo dell’economia e di progresso sociale.

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L’importanza della conservazione della diversità biologica negli altri Paesi

La tutela della biodiversità e le Aree Protette in Perù

di Aarón Oyarce Yuzzelli

Attraverso il rapporto privilegiato che Ga intrattiene da diversi anni con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), continuiamo a pubblicare importanti studi che approfondiscono la legislazione ambientale per la  tutela della biodiversità e la  protezione delle aree protette nel mondo.  Il Professor Aarón  Oyarce Yuzzelli, borsista SAFIRE del CNR, presso l’ISGI,  propone in questo articolo un excursus  dettagliato sulla legislazione in materia di tutela dell’ambiente di uno dei paesi con la maggiore diversità biologica del mondo, il Perú:  un territorio molto esteso e con un’enorme ricchezza di risorse naturali, da cui dipende  per il 60%, la cui conservazione e l’uso sostenibile assumono, dunque, fondamentale e vitale importanza.

Dicembre 2008 - n.6/2008

Road Ecology: nuovi strumenti nella pianificazione infrastrutturale

Misure di mitigazione dell’impatto sulla fauna selvatica causato dalla Strada statale 17 tra la Riserva naturale regionale Monte Genzana Alto Gizio e il Parco nazionale della Majella

di Mauro Fabrizio e Valentina Lucci

Il sistema stradale influisce negativamente sulla fauna selvatica producendo tre principali  tipologie di impatto: mortalità diretta dovuta agli investimenti, effetto barriera dato dalla struttura della strada e dal traffico veicolare e infine riduzione della qualità e della dimensione degli habitat. Le misure di mitigazione volte a limitare gli impatti delle strade sulla fauna selvatica sono considerate ormai necessarie per una mobilità sostenibile. Purtroppo in Italia interventi di questo tipo sono ancora piuttosto limitati e spesso sono realizzati senza studi preliminari in grado di stabilire quale sia la misura più idonea, la sua reale utilità e la migliore collocazione. Partendo da tali presupposti è stato realizzato il presente lavoro, volto a stabilire il grado di permeabilità al passaggio dei grandi mammiferi della Strada statale 17 che corre tra la Riserva naturale regionale Monte Genzana Alto Gizio e il Parco nazionale della Majella per poter giungere a misure di mitigazione utili a limitare gli impatti sulla fauna selvatica. Lo studio della permeabilità del tratto della Strada statale 17 è stato condotto analizzando la struttura del tracciato attraverso il Profilo d’Occlusione, i flussi di traffico veicolare e i dati di road mortality.

Dicembre 2008 - n.6/2008

Il valore sociale della conoscenza ambientale attraverso i Parchi

La natura è un buon affare: pareggio economico e vantaggi culturali

di Roberto Sinibaldi

Il Parco dei Castelli Romani: 15.000 ettari (27.000 con l’area contigua), 15 comuni a sud di Roma, 350.000 abitanti. Miti, storia, leggende, partendo da un vulcano che ha modellato, a scala geografica, un paesaggio fertile e ricco d’acqua.  Le azioni: conoscenza, condivisione, partecipazione, senso d’identità, d’altra parte convenienza economica, imprenditoria, occupazione. Questa è la sintesi dell’operato del Parco per dissodare le sacche di resistenza al cambiamento. Con la collaborazione di molte associazioni e l’attenzione di alcuni soggetti pubblici è stato avviato un programma di visite guidate che semplicemente si autoalimenta, raggiungendo quasi un pareggio dal punto di vista economico, ma che produce molte plusvalenze positive da quello culturale. Elementi che consolidano la promozione territoriale basandola su semplici concetti di sostenibilità.  Il Parco dei Castelli è un Parco periurbano, nel quale alcuni problemi sono acuiti dalla forte antropizzazione, l’esperimento (tale è per la mole delle proposte) comunque è in corso con risultati più che soddisfacenti. Ci si muove in un orizzonte nel quale la convenienza economica e il consolidamento delle sensibilità individuali, sommate insieme, possono portare ad un mutamento collettivo, sociale, della percezione dei problemi ambientali. Se sarà possibile l’estensione di questo modello, i Parchi potranno diventare realmente un elemento fortemente propulsivo per un progresso ecologico, nel quale allo sviluppo di prodotti materiali sia anteposto, o almeno affiancato, il concetto di miglioramento sociale diffuso.

Dicembre 2008 - n.6/2008