I boschi come riequilibratori dell’anidride carbonica
Il Parco dei Castelli Romani: un ventaglio di boschi che dà ossigeno a Roma
di Roberto Sinibaldi
Un parco di 27.000 ettari alle porte di Roma. 15 comuni, 350.000 abitanti, ma anche ricoperto di boschi per quasi la metà. È il residuo delle foreste originarie su cui si sono innestati i castagni introdotti nel XVII secolo per motivi prettamente economici. Ecco disegnato il paesaggio del Parco dei Castelli Romani, in un territorio vulcanico fertile e ricco d’acqua. Nonostante le manomissioni degli ultimi decenni, le foreste governate a ceduo castanile hanno resistito, e ora si affaccia una nuova possibilità di gestione, diversa da quella tradizionale del taglio. È necessario solo certificare le emissioni di ossigeno che compensano la CO2. Il risultato è una piccola rivoluzione, che se proposta su vasta scala potrebbe cambiare gli incerti equilibri su cui in Italia si basa il rispetto del Protocollo di Kyoto (basti pensare che il nostro Paese accumula un debito, prudenzialmente, di 4,1 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto allʹobiettivo previsto). Per il territorio del Parco gli effetti sono alcune interessanti modifiche gestionali nella conduzione dei cedui e della loro redditività, con ricadute ambientali e paesaggistiche che potrebbero essere molto positive. Ai proprietari spesso non è ancora chiaro ciò che il Parco propone. Nonostante tutto e a conferma dell’azione del Parco, l’Unione Nazionale dei Comuni delle Comunità Montane (proprietaria di diversi milioni di ettari in Italia) ha appena dato inizio a un progetto denominato “Crediti di prossimità” per finanziare, attraverso la vendita dei crediti di carbonio, interventi di gestione forestale previsti dal Protocollo di Kyoto.

