Il valore sociale della conoscenza ambientale attraverso i Parchi
La natura è un buon affare: pareggio economico e vantaggi culturali
di Roberto Sinibaldi
Il Parco dei Castelli Romani: 15.000 ettari (27.000 con l’area contigua), 15 comuni a sud di Roma, 350.000 abitanti. Miti, storia, leggende, partendo da un vulcano che ha modellato, a scala geografica, un paesaggio fertile e ricco d’acqua. Le azioni: conoscenza, condivisione, partecipazione, senso d’identità, d’altra parte convenienza economica, imprenditoria, occupazione. Questa è la sintesi dell’operato del Parco per dissodare le sacche di resistenza al cambiamento. Con la collaborazione di molte associazioni e l’attenzione di alcuni soggetti pubblici è stato avviato un programma di visite guidate che semplicemente si autoalimenta, raggiungendo quasi un pareggio dal punto di vista economico, ma che produce molte plusvalenze positive da quello culturale. Elementi che consolidano la promozione territoriale basandola su semplici concetti di sostenibilità. Il Parco dei Castelli è un Parco periurbano, nel quale alcuni problemi sono acuiti dalla forte antropizzazione, l’esperimento (tale è per la mole delle proposte) comunque è in corso con risultati più che soddisfacenti. Ci si muove in un orizzonte nel quale la convenienza economica e il consolidamento delle sensibilità individuali, sommate insieme, possono portare ad un mutamento collettivo, sociale, della percezione dei problemi ambientali. Se sarà possibile l’estensione di questo modello, i Parchi potranno diventare realmente un elemento fortemente propulsivo per un progresso ecologico, nel quale allo sviluppo di prodotti materiali sia anteposto, o almeno affiancato, il concetto di miglioramento sociale diffuso.

